2011-2017 • Circumeuntibus a-mortuis - A*MORS 

... La Morte è la protagonista, una Morte che "ha" - per dirla con Baudrillard (*) - "perduto la sua falce, il suo orologio, ha perduto i Cavalieri dell'Apocalisse e i giochi grotteschi e macabri del Medioevo".  Una Morte quindi negata, rimossa, espunta dall'universo simbolico condiviso, deprivata del suo senso e della sua funzione, e pertanto resa, al pari dei vari demoni, con cui condivide le ironiche tavole della Dance Macabre dirimpetto al muro di danaro, un totale disorientamento. Un disorientamento al quale essa reagisce, per disperazione, col travestimento, assumendo le forme - anche stavolta sarebbe meglio dire i simulacri - più varie, a ribadire con ciò, più a se stessa che agli altri, la propria perduta pregnanza simbolica, una pregnanza che ha ceduto il passo alle più esacerbate nevrosi. La Morte che tenta di darsi un contegno, di rendersi interessante, di recuperare, invano, la propria storicità.

Così è per il Viaticum: una serie di vedute "ucroniche", come direbbe Philip K. Dick, di luoghi reali ma in cui, a un certo punto. qualcosa ha fatto prendere alla Storia un verso differente. Anche qui, a fianco dei soliti demoni spaesati, la Morte, nelle sue molteplici vesti, è onnipresente, elemento, uno dei tanti, della quotidianità, con le proprie manie, le proprie psicosi e le proprie sindromi depressive,. Scrive Baudrillard: "[…] se la fabbrica non esiste più, è che il lavoro è ovunque - se la prigione non esiste più, è che il sequestro e la reclusione sono ovunque nello spazio/tempo - se il manicomio non esiste più, è perché il controllo psicologico e terapeutico si è generalizzato e banalizzato - se la scuola non esiste più, è che tutte le fibre del processo sociale sono impregnate di disciplina e di formazione pedagogica - se il capitale non esiste più, […] è che la legge del valore è passata nell'autogestione della sopravvivenza […]. Se il cimitero non esiste più, è che le città moderne tutte intere ne assumono la funzione; sono città morte e città di morte. E se la grande metropoli operativa è la forma perfetta di un'intera cultura, allora la nostra è semplicemente una cultura di morte“...

 

Stefano Masi

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